I bitcoin nell’agenda del prossimo G20


Crea preoccupazione il tema dei bitcoin, la moneta elettronica creata nel 2009 da un anonimo inventore, noto con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, che sviluppò un’idea da lui stesso presentata su Internet a fine 2008.

Per il ministro delle Finanze francese Le Maire si tratta di una “risorsa speculativa che può dissimulare ogni tipo di attività illegale; è necessario esaminarlo e vedere come, insieme a tutti i Paesi del G20, possiamo regolarlo”.

 

Cosa sono i “bitcoin” e quali sono le principali caratteristiche

Come già detto in precedenza, i bitcoin sono una valuta elettronica. A differenza della maggior parte delle valute tradizionali, Bitcoin non fa uso di un ente centrale né di meccanismi finanziari sofisticati, il valore è determinato dalla leva domanda e offerta: esso utilizza un database distribuito tra i nodi della rete che tengono traccia delle transazioni, ma sfrutta la crittografia per gestire gli aspetti funzionali, come la generazione di nuova moneta e l’attribuzione della proprietà dei bitcoin.

Bitcoin (con la maiuscola) per indicare il sistema o la tecnologia, e bitcoin (con  la minuscola) per l’unità monetaria.

La rete Bitcoin consente il possesso e il trasferimento anonimo delle monete; i dati necessari a utilizzare i propri bitcoin possono essere salvati su uno o più personal computer o dispositivi elettronici quali smartphone, sotto forma di “portafoglio” digitale, o mantenuti presso terze parti che svolgono funzioni simili a una banca. In ogni caso, i bitcoin possono essere trasferiti attraverso Internet verso chiunque disponga di un “indirizzo bitcoin”.

La struttura peer-to-peer della rete Bitcoin e la mancanza di un ente centrale rende impossibile a qualunque autorità, governativa o meno, il blocco dei trasferimenti, il sequestro di bitcoin senza il possesso delle relative chiavi o la svalutazione dovuta all’immissione di nuova moneta.

Parigi aggiunge i “bitcoin” all’agenda le prossimo G20

Proprio per la natura intrinseca della nuova moneta (mancanza di un ente centrale, difficoltà se non impossibilità nel controllo dei trasferimenti, anonimato nei trasferimenti ecc…) si moltiplicano le preoccupazioni che spaziano dalla tutela dei risparmiatori, ai rischi di finanziamento del terrorismo, passando dal riciclaggio di denaro.

Aveva scioccato, solo quale mese fa, la storia della signora italiana che aveva ingaggiato un killer online per sbarazzarsi del fidanzato offrendo il pagamento in bitcoin. (http://www.repubblica.it/esteri/2017/12/15/news/danimarca_italiana_ingaggia_killer_uccidere_fidanzato_bitcoin-184226605/)

Inoltre bitcoin è un bene scarso, limitato a 21 milioni: l’emergere della scarsità in ambito digitale suggerisce un paragone con l’oro fisico. Se consideriamo il ruolo dell’oro nella storia della civilizzazione, della moneta e della finanza, possiamo intuire come il suo equivalente digitale possa essere dirompente nella nostra civilizzazione digitale e nel futuro della moneta e della finanza. Oggi assistiamo non tanto al montare di una bolla speculativa, quanto ad una confusa, disordinata, ed inarrestabile corsa all’oro.