Google Glass per le aziende e le implicazioni in ambito privacy


I Google Glass ritornano in una versione rivista e migliorata.
Il “giocattolino high-teck” che Google aveva lanciato nel 2013, aveva creato grande attesa e scalpore: frotte di appassionati aspettarono con impazienza l’uscita di questi occhiali speciali (ma resi disponibili sono in Explorer Edition per gli sviluppatori), con connessione ad internet, riproduzione audio ad induzione ossea, possibilità di storage in cloud, un vero e proprio mini pc che può vedere tutto ciò che vediamo. E la privacy? Nonostante l’impegno di Google nel preservare la privacy (implementando, per esempio, la lucina rossa se gli occhiali stanno registrando un video o eliminando tutte le funzioni di riconoscimento facciale), lo strumento risultò comunque troppo invasivo, molti luoghi pubblici e privati vietarono l’accesso alle persone che li indossavano e l’interesse andò pian piano scemando finchè, nel gennaio 2016, l’azienda annunciò la chiusura del progetto.

Oggi Google lancia ufficialmente l’Enterprise Edition, rinascendo come dispositivo specifico per le aziende.

Il dispositivo è stato testato per due anni da aziende, esperti del settore e analisti, prima del lancio ufficiale nel settore professionale. A provarlo una cinquantina di realtà, tra queste ci sono GE Aviation, AGCO, DHL, Dignity Health, NSF International, Sutter Health, Boeing e Volkswagen.

Su Youtube è possibile trovare un video in cui Boeing spiega entusiasta la sua esperienza e l’impatto positivo dei Google Glass sul suo sistema produttivo, permettendo di risparmiare tempo e denaro e rendendo i dipendenti più veloci e proattivi.

https://www.youtube.com/watch?v=qTblKJjTadQ

Si vocifera anche di un grande utilizzo futuro in ambito sanitario con l’introduzione degli occhiali smart per il personale medico negli ospedali.

 

Google Glass, dlgs 196/2003 e GDPR

In vista del GDPR, le aziende sono di certo più sensibili agli adempimenti in materia di protezione dei dati personali. La privacy sul luogo di lavoro è un aspetto preso in grande considerazione già nel dlgs 196/2003 (per esempio, per quanto riguarda la geolocalizzazione o la videosorveglianza, vi sono molti punti che regolamentano fino a che punto i dipendenti possano essere “tracciati” ed osservati nello svolgimento delle proprie attività; inoltre esiste sempre l’art.4 della L.300/70 (“Statuto dei lavoratori”) che anche post Job Acts tutela i lavoratori da invasivi controlli sistematici a distanza).

 

Cosa dovrebbe fare, quindi, un’azienda italiana se volesse usare i Google Glass coinvolgendo i propri dipendenti nell’utilizzo?

  • Stante l’attuale normativa potrebbe essere auspicabile, in modo prudenziale, fare una verifica preliminare  (“prior check”) all’autorità garante (art.17 dlgs 196/2003)  che potrebbe dare un parere in materia (ed eventualmente anche prescrizioni ed indicazioni). Ad esempio, su altri temi potenzialmente invasivi per i diritti  e le libertà dell’interessato,  quali ad esempio la geolocalizzazione tramite APP, la richiesta di un parere all’autorità di controllo è una prassi ormai consolidata.
    Un esempio viene da Wind, colosso delle telecomunicazioni che ha richiesto al garante una verifica riguardo un’app di sua proprietà che utilizzava la geolocalizzazione (altro tema delicato e potenzialmente invasivo relativamente ai diritti dei lavoratori  http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/3505371 )

 

  • Quando entrerà in vigore il GDPR, in realtà si chiederà al titolare del trattamento una maggiore “assunzione di responsabilità” prima dell’utilizzo di soluzioni e tecnologie potenzialmente invasive. In questi casi infatti, in modo sistematico, il GDPR tramite l’art.35 richiederà al Titolare del trattamento di fare una DPIA (o in italiano valutazione di impatto) quindi un processo di analisi ed approfondimento tramite il quale potrà valutare necessità e proporzionalità del trattamento determinandone l’origine, la natura, la particolarità e la gravità del rischio connesso.