Cybersecurity in Italia: investimenti e nuove sfide per le imprese

Un mercato solido, spinto dalla necessità di proteggere il business

Nel 2025 il mercato italiano della cybersecurity ha raggiunto 2,78 miliardi di euro, con una crescita del 12% rispetto all’anno precedente. Il dato conferma che la protezione digitale non è più considerata soltanto una voce tecnica, ma un investimento indispensabile per garantire la continuità operativa, tutelare informazioni e servizi e ridurre gli effetti economici degli incidenti.

A trainare la spesa sono soprattutto la Pubblica Amministrazione, il settore finanziario e la logistica, mentre aumentano i servizi gestiti, scelti dalle organizzazioni che non dispongono internamente di tutte le competenze necessarie. Gli investimenti si concentrano sulla sicurezza di reti, infrastrutture e dispositivi, ma cresce anche l’attenzione verso il vulnerability management, utile a individuare e correggere le debolezze prima che vengano sfruttate.

 

Intelligenza artificiale e fattore umano ampliano il rischio

La diffusione dell’Intelligenza Artificiale sta rendendo gli attacchi più rapidi, automatizzati e accessibili anche a soggetti con competenze limitate. Il 71% dei responsabili della sicurezza ritiene che l’AI accresca il rischio cyber, mentre il 96% indica nel fattore umano la principale criticità aziendale. Errori, comportamenti poco consapevoli e uso non governato di strumenti di AI consumer possono infatti esporre dati e processi a nuove vulnerabilità.

Anche i dispositivi industriali connessi e le catene di fornitura richiedono maggiore attenzione. Per questo la sicurezza deve coinvolgere l’intera organizzazione: servono regole chiare, formazione continua, controllo degli accessi e una cultura che renda ogni persona parte attiva della difesa.

 

Dalla difesa alla cyber-resilienza

Essere protetti non significa soltanto prevenire un attacco, ma anche saperlo rilevare, gestire e superare limitando i danni. È questo il principio della cyber-resilienza, un approccio che oggi risulta pienamente adottato solo dal 28% delle grandi imprese italiane.

Le organizzazioni più mature combinano quattro leve: monitoraggio costante degli asset, valutazione degli impatti sul business, simulazioni realistiche degli incidenti e impiego sistematico dell’AI a supporto delle capacità di difesa. Anche la normativa, a partire dalla Direttiva NIS2, sta contribuendo a portare il tema all’attenzione dei vertici aziendali.

La priorità, quindi, non è accumulare strumenti, ma costruire una strategia integrata, con responsabilità definite, piani di risposta aggiornati e investimenti coerenti con i rischi reali. In questo modo la cybersecurity diventa un fattore di affidabilità e competitività, non un semplice adempimento.

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