Un quadro nazionale per governare l’innovazione
Il Consiglio dei Ministri del 10 giugno 2026 ha esaminato due schemi di decreti legislativi attuativi della legge n. 132/2025 sull’intelligenza artificiale. Il punto di partenza è chiaro: l’Italia intende dare attuazione al Regolamento UE 2024/1689, il cosiddetto AI Act, senza creare regole parallele o sovrapposte, ma costruendo un quadro nazionale coerente e operativo.
La scelta di fondo è promuovere l’innovazione mantenendola dentro una cornice antropocentrica. L’IA può supportare decisioni, servizi, ricerca, formazione e competitività, ma non deve sostituire la responsabilità umana né comprimere diritti fondamentali, dignità della persona e garanzie democratiche.
Competenze diffuse, non solo formazione tecnica
Uno degli assi principali dei decreti riguarda la formazione. L’intelligenza artificiale entra stabilmente nei percorsi scolastici, universitari, professionali e nella formazione degli adulti. L’obiettivo non è soltanto insegnare a usare nuovi strumenti, ma sviluppare alfabetizzazione critica, capacità di interpretare gli output, consapevolezza dei rischi, tutela dei dati e attenzione ai possibili bias.
Nella scuola sono previsti aggiornamento dei percorsi didattici, inserimento dell’IA nell’educazione civica, rafforzamento delle competenze STEAM e formazione stabile dei docenti. Il pacchetto richiama anche un piano da 100 milioni di euro per affrontare l’abuso di social media, piattaforme digitali e IA, con il coinvolgimento delle famiglie.
Le misure si estendono a università, AFAM, ITS Academy, pubblica amministrazione, sanità e professioni. Per imprese e organizzazioni questo passaggio è particolarmente rilevante: la compliance sull’IA non potrà limitarsi alla tecnologia, ma dovrà includere competenze, procedure, ruoli e consapevolezza organizzativa.
Lavoro: l’algoritmo assiste, la persona decide
Nel rapporto di lavoro il decreto afferma un principio particolarmente significativo: le decisioni che incidono sulla costituzione, modifica o cessazione del rapporto, compresi procedimenti disciplinari e licenziamenti, non possono essere adottate esclusivamente tramite trattamenti automatizzati.
La decisione finale deve restare affidata a una persona fisica dotata di poteri decisionali. Il lavoratore deve essere informato prima dell’avvio del trattamento e può chiedere una motivazione comprensibile della decisione, inclusa l’eventuale incidenza del sistema di IA e dei principali parametri considerati. In caso di licenziamento adottato in violazione del divieto di decisione esclusivamente automatizzata, il provvedimento è nullo.
Il messaggio è netto: l’IA può migliorare efficienza, analisi e organizzazione, ma le scelte che incidono sulla vita professionale delle persone devono restare comprensibili, verificabili e imputabili.
Giustizia e governance: controllo umano e autorità coordinate
Nel settore giustizia, la formazione sull’IA è considerata un presidio essenziale affinché lo strumento tecnologico resti un supporto e non sostituisca il giudizio del magistrato. La Scuola Superiore della Magistratura è chiamata a formare i magistrati su profili tecnici, giuridici, organizzativi e valoriali, con particolare attenzione ai sistemi ad alto rischio e alla sorveglianza umana.
Sul piano della governance nazionale, il quadro individua AgID come autorità di notifica e ACN come autorità di vigilanza del mercato e punto di contatto unico con le istituzioni europee. A queste si affiancano autorità settoriali come Banca d’Italia, CONSOB, IVASS e Garante per la protezione dei dati personali, in base agli ambiti di rischio coinvolti. Il sistema punta su cooperazione tra autorità, sanzioni graduate e monitoraggio periodico dell’attuazione.
Sicurezza pubblica: biometria solo entro confini rigorosi
Il secondo decreto affronta anche l’uso dell’IA nelle attività di polizia. Il comunicato esclude una sorveglianza biometrica generalizzata e disciplina due ipotesi mirate: l’identificazione biometrica remota in tempo reale per finalità tassative e il riconoscimento facciale a posteriori dopo la commissione di un reato.
L’uso in tempo reale richiede autorizzazione giudiziaria, finalità specifiche, limiti di durata e area, banche dati costituite lecitamente e divieto di raccolte massive non mirate. Il riconoscimento a posteriori deve fondarsi su elementi oggettivi e verificabili, con log, valutazione d’impatto, consultazione del Garante e divieto di decisioni pregiudizievoli fondate solo sull’output del sistema.
Danni, responsabilità e sistemi ad alto rischio
Sul piano civile, il decreto mira a rafforzare la posizione di chi subisce un danno causato da un sistema di IA. Sono previsti accesso alla documentazione tecnica, presunzione del nesso di causalità, foro alternativo vicino alla residenza della persona fisica danneggiata e azione diretta nei confronti dell’assicurazione.
Sul piano penale viene introdotto il nuovo articolo 437-bis del codice penale, relativo all’omessa adozione o all’alterazione delle misure di sicurezza nei sistemi di IA ad alto rischio, quando ne derivi un pericolo concreto per vita, incolumità pubblica o sicurezza dello Stato. La responsabilità può coinvolgere anche l’ente ai sensi del d.lgs. 231/2001.
Il punto non è criminalizzare ogni errore tecnico, ma presidiare in modo effettivo i sistemi più delicati lungo tutto il loro ciclo di vita.
Investimenti e competitività: l’IA come leva industriale
La regolazione è accompagnata da una strategia industriale. La legge n. 132/2025 destina fino a 1 miliardo di euro del Fondo di sostegno al venture capital allo sviluppo dell’ecosistema nazionale dell’IA. Il comunicato richiama inoltre un mercato italiano dell’IA pari a 1,8 miliardi di euro nel 2025, oltre 300 milioni già allocati da CDP Venture Capital, più di 150 start-up sostenute e nuovi investimenti per oltre 500 milioni nel triennio.
L’obiettivo è rendere l’intelligenza artificiale non solo oggetto di regolazione, ma anche leva di crescita, sovranità digitale e competitività internazionale.
Una sfida di governance per imprese e pubbliche amministrazioni
La lettura complessiva dei decreti conferma che l’IA non è più solo un tema tecnologico. È un tema di governance, gestione del rischio, formazione, trasparenza, responsabilità e controllo.
Per imprese, professionisti e pubbliche amministrazioni, la sfida sarà tradurre questi principi in processi concreti: mappare gli utilizzi dell’IA, valutare i rischi, documentare le decisioni, formare le persone coinvolte e assicurare una sorveglianza umana effettiva. La vera efficacia del modello dipenderà dalla capacità di rendere l’innovazione non solo possibile, ma anche sicura, verificabile e conforme.