“I Talk to the Wind” – King Crimson
Di Tonio Di Domenico, Senior Sales Manager presso Compet-e.
“Io parlo al vento”, diciamo quando ci sembra che i nostri consigli cadano nel vuoto. È un’espressione che racchiude frustrazione, ma anche una certa rassegnazione. Ed è esattamente qui che la metafora musicale ci viene in aiuto per parlare della gestione della conformità nelle organizzazioni.
C’è un momento, nella vita di ogni funzione di Compliance, in cui sorge un dubbio sottile ma persistente: “Sto davvero parlando… o sto parlando al vento?”
Non è solo una sensazione. È quasi una condizione strutturale. Da una parte c’è chi ha il compito – spesso poco glamour ma essenziale – di tradurre norme, regolamenti e principi etici in regole concrete di comportamento. Dall’altra c’è il business, orientato ai risultati ed alla velocità di esecuzione. E in mezzo? Un dialogo che, a tratti, sembra non avvenire affatto.
Il brano scelto per questo episodio di Risk ‘n’ Roll è parte di uno degli LP capolavoro dei King Crimson e pietra miliare del rock progressivo. Il tema dell’incomunicabilità nel brano è centrale: parole che non arrivano (My words are all carried away), messaggi che si dissolvono, interlocutori che sembrano abitare mondi diversi (I’m on the outside looking inside). Non è difficile, per chi si occupa di Compliance, riconoscersi in questa dinamica.
Compliance vs Business: conflitto o incomprensione?
Parlare di “conflitto organizzativo” può sembrare eccessivo, ma in molti contesti la tensione è reale. La compliance definisce limiti, introduce controlli, richiede documentazione. Il business, dal canto suo, percepisce spesso queste attività come rallentamenti, vincoli, ostacoli alla competitività. Il risultato? Due narrazioni parallele:
- la compliance pensa di proteggere l’organizzazione;
- il business pensa di doverla aggirare per poter lavorare.
E così si crea una distanza che non è solo operativa, ma culturale (Much confusion, disillusion – Can’t instruct me or conduct me – Just use up my time)
Quando il messaggio non passa
Il problema non è (solo) ciò che viene detto, ma come viene percepito. Un’indicazione di conformità operativa può essere tecnicamente impeccabile, ma risultare inefficace se non è compresa, condivisa o contestualizzata. In altre parole: non basta parlare. Bisogna essere ascoltati.
E qui torna il senso di frustrazione: policy scritte con cura che nessuno legge, procedure ignorate perché “troppo complesse”, raccomandazioni viste come teoriche o lontane dalla realtà operativa.
È il momento in cui la Compliance rischia di trasformarsi in una voce che riecheggia… senza mai trovare un vero interlocutore.
Dalla voce al dialogo
Ma fermarsi alla metafora sarebbe troppo semplice. La vera sfida per la Compliance moderna è uscire dalla logica dell’indicazione/istruzione come monologo per costruire un dialogo. Questo significa:
- comprendere le esigenze del business, non solo le norme;
- tradurre i requisiti regolatori in soluzioni praticabili;
- parlare un linguaggio meno ‘normativo’ e più operativo;
- dimostrare il valore, non solo richiedere il rispetto delle regole.
In altre parole, smettere di “parlare al vento” e iniziare a “parlare con”.
Una questione di equilibrio
Il punto non è eliminare il conflitto che, in una certa misura, è fisiologico ma gestirlo. La tensione tra controllo e performance può diventare un motore positivo, se incanalata correttamente.
La Compliance non deve essere percepita come un freno, ma come un sistema di navigazione: non impedisce di muoversi, ma aiuta a farlo nella direzione giusta, evitando rischi inutili.
Conclusione: chi ascolta il vento?
Forse il problema non è che la Compliance parla al vento. Forse il punto è che, troppo spesso, nessuno si ferma ad ascoltarlo davvero.
Eppure, proprio in quel “vento” – fatto di norme, principi e buone pratiche – si nasconde una parte fondamentale della sostenibilità e della resilienza delle organizzazioni.
La prossima volta che avremo la sensazione di parlare senza essere ascoltati, potremmo chiederci: stiamo davvero comunicando nel modo giusto? O stiamo solo sperando che qualcuno, prima o poi, si metta in ascolto?
Perché la differenza tra una voce ignorata e una voce autorevole non sta nel volume… ma nella capacità di essere compresa.