Big Tech e big Data center: distinguere tra realtà e speculazione

Gli americani, si sa, sono maestri del pensare in grande; nel caso delle Big Tech, sarebbe più corretto dire pensare “in grandissimo”.

Il nuovo campo di confronto fra queste grandi società sembra essere quello dei data center. Se infatti Meta – con il suo progetto Hyperion – conta di raggiungere i 5 gigawatt di potenza computazionale entro il 2030, i suoi competitors non sono da meno.

Un esempio? OpenAi ha recentemente annunciato una serie di piani per la costruzione di data center, che messi insieme raggiungeranno la fantasmagorica potenza di 8 Gigawatt; una tale quantità di energia elettrica potrebbe soddisfare il fabbisogno energetico di 2.285 famiglie europee per un anno intero.

 

Tra annunci e realtà

Per ora la maggior parte di questi progetti rimane sulla carta, tanto che spesso risulta difficile distinguere tra realtà e speculazione. Secondo un report di Barclays infatti, se tutti gli annunci fatti dalle Big Tech fossero veritieri, si arriverebbe ad un totale di 46 gigawatt di potenza computazionale.

Si tratta di una grandissima quantità di energia, che verrebbe utilizzata principalmente per l’addestramento dei Large Language Model.

Sorge spontaneo chiedersi: le attuali infrastrutture sono in grado di provvedere a una tale richiesta di energia? Soprattutto, quali potrebbero essere le conseguenze a livello di impatto ambientale?

 

Impatto ambientale del calcolo digitale

L’impatto ambientale dei data center non deriva solo dal loro consumo di energia, ma da tutto ciò che questo consumo implica — produzione elettrica, raffreddamento, infrastrutture e perfino la costruzione dell’hardware.

Partiamo dal caso ipotizzato sopra: un data center che consuma 8 GWh come quello annunciato da OpenAi.

Le possibili emissioni inquinanti dipendono dalla fonte energetica utilizzata:

  • Se l’elettricità proviene da carbone, ogni kWh genera circa 820 g di CO₂ → 8.000.000 kWh × 0,82 kg = 6.560 tonnellate di CO₂.
  • Se proviene da gas naturale, circa 400 g/kWh3.200 tonnellate di CO₂.
  • Se è energia rinnovabile, le emissioni dirette possono scendere sotto 50 g/kWh, cioè circa 400 tonnellate o meno.

Per dare un’idea: 6.500 tonnellate di CO₂ equivalgono alle emissioni annuali di circa 1.400 automobili.

Il calore prodotto da migliaia di GPU o CPU è enorme: per il raffreddamento molti data center usano il metodo a evaporazione, che richiede molta acqua — in media tra 0,1 e 1,5 litri per kWh dissipato.
A 8 GWh, questo significa da 800.000 a 12 milioni di litri d’acqua, cioè fino a 5 piscine olimpioniche.

Consideriamo anche lo smaltimento dell’hardware, che genera rifiuti elettronici contenenti metalli pesanti e terre rare, difficili da riciclare in modo efficiente.

C’è anche un effetto a catena: la potenza di calcolo crescente spinge verso nuovi modelli, sempre più grandi, che richiedono ancora più energia. Questo perché l’efficienza aumenta, ma la domanda cresce ancora più velocemente.

La nuova sfida per i prossimi anni, dunque, sarà gestire queste enormi infrastrutture cercando di minimizzarne l’impatto ambientale. Sicuramente regolamentare le mire speculative delle Big Tech potrebbe essere un primo passo.

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